“La Mimma” è un testo che ho scritto diversi anni fa in occasione di una lettura per il 25 Aprile.

E’ la storia di Irma Bandiera, partigiana, gappista bolognese trucidata dai nazifascisti.

Voglio riproporvela in questo 25 Aprile, per ricordarci perché si celebra questa data e le persone che diedero la vita per la nostra libertà.

C’ era  una volta una ragazza che viveva al Meloncello.

Abita proprio di fronte al nuovo littoriale, con la torre di Maratona che svetta. Dall’altra parte c’è il lungo portico che scala il colle della Guardia, sò, sò fino a “San Lòcca”.

Il Meloncello è un crocevia da cui si snodano i portici caratteristici di Bologna.

Qui, nel 1915 nasce Irma, ma tutti la chiamano Mimma.

Mimma cresce in questo crocevia tra il sacro e il profano: tra le sfilate fasciste, le partite dello “squadrone che tremare il mondo fa” al littoriale e le processioni della madonna.

E’ una ragazza bolognese come tante altre, di buona famiglia. Si sposa e diventa madre, mentre il mondo, grande, là fuori, diventa scuro, ammantato da croci uncinate issate sui fasci.

Ha 28 anni nel 1943 quando cominciano a cadere le bombe.

La prima cade dal cielo il 16 luglio in via Agucchi…che non è poi tanto in là dal Meloncello.

Pochi giorni dopo ne casca una in via Duca d’Aosta, a due passi dal crocevia. Mimma quella la sente: è assordante, è una freccia che trafigge il suo rione e in parte il suo cuore di giovane donna. Un rione ormai fatto di donne, di vecchi e di bambini. Di uomini ce n’è pochi, e non si sa quando e se torneranno in quel crocevia.

Ogni tanto, Mimma e la sua famiglia vanno dallo zio a San Giorgio di Piano. Potrebbero anche sfollare lì, ma sono nati al Meloncello, e nessuno bombarderebbe il portico della Madonna di San Luca! Sarebbe come bombardare il Colosseo!

Non si parla tanto di politica quando si va dallo zio. Il Marzocchi, come lo chiamano in paese, è amico di Cussini, un noto fascista di San Giorgio. Mimma e i suoi fanno il saluto romano perchè sennò è un permale per lo zio.

E poi, con le bombe che cadono, non c’è tanto tempo per parlare di politica.

E infatti Mimma non dice niente ai suoi quando nell’autunno del ’43 , grazie a Cestino, entra nella settima Brigata GAP Gianni Garibaldi.

Fa da staffetta.

Va in giro in bicicletta a portare messaggi, munizioni. Non è l’unica del suo rione, molte lo fanno, spesso senza sapere l’una dell’altra. Se ne vanno in giro fingendo di andare alla spesa, con mele sopra e bombe sotto la borsa, in varie parti di Bologna e provincia. Altre mutano le loro case in magazzini per la stampa clandestina.

Tra la Madonna e il littoriale c’è un via vai di gappisti, partigiani e sappisti che pedalano sotto il naso dei crucchi e dei fascisti.

Il 6 Agosto 1944 la Mimma deve andare a Castel Maggiore in una base dei partigiani.

Parte la mattina presto, inforca la bicicletta e si avvia. Tra gli zucchetti e le mele porta munizioni e bombe a mano.

Tra gli zuchetti e le mele porta un’elenco di gerarchi fascisti da fare fuori.

E’ lunghetta arrivare a Castel Maggiore e la Ferrarese e Corticella sono state bombardate a fine luglio, l’è tòt un bùs.

Mimma è ormai una staffetta navigata, l’unico sudore che ha sulla fronte è dato dal pedalare. Cestino l’ha formata bene e a lei, come alle altre, ha detto chiaro e tondo che scegliendo di essere partigiane rischiano di essere “fatte fuori”. 

La zona di Castel Maggiore, Funo e Argelato è una buona zona per i partigiani. Vicino alle Larghe di Argelato c’è un nucleo abitativo che si chiama “Pietroburgo” dalla rivoluzione d’ottobre. Insomma, qui i fascisti hanno sempre trovato un muro, contro il quale i fascisti, gnucchi, continuano a sbatter la testa, con le loro rappresaglie.

Il giorno prima, il 5 agosto, intorno a mezzogiorno, i partigiani attaccano la casa del fascio di Argelato e, a pochi passi da Pietroburgo, giustiziano un gerarca fascista e un ufficiale tedesco che andavano in motocicletta.

Nel pomeriggio c’è già un via vai di crucchi e brigate nere, tutti si aspettano una ritorsione. A mezzanotte infatti, vengono tutti svegliati dal frastuono metallico di un’esplosione.

Chissà se la Mimma ci pensa mentre pedala verso Pietroburgo.

Mimma continua a pedalare tra i bùs, i buchi delle strade che fanno schioccare le mele e le bombe  nella borsa.

Si deve incontrare con un compagno a Funo e poi, da lì, vanno verso una casa sicura alla risaia della Valletta di Bentivoglio.

Portano provviste, zucchero, marmellata e sigarette. Li portano per i ragazzi.

Dopo tanto pedalare anche la Mimma si riposa, e la stanza si riempie della sua risata argentina, che scalda il cuore ai suoi ragazzi, come li chiama lei.

C’è il dottor Cipollani che è nascosto lì per una pleurite. La Mimma si ferma a lungo a discutere della situazione che si è creata in paese.

E vanno avanti tutta la serata. Tutte le parole che, in casa, si teneva dentro, le sgorgano fuori come un fiume in piena.

Tutte le speranze per i suoi figli si condensano negli sguardi tra i compagni.

“Si son messi a sparare come dei matti, l’altra notte” dice Virgilio “Hanno fatto uscire tutti per strada, armi in pugno, mentre il paese bruciava, li hanno caricati sui camion e rinchiusi nella scuola di San Giorgio.”

“Al vgnèss un chencar!” esplode Cipollani.

“Forse è meglio che restiate da noi a dormire. C’è il coprifuoco!”

“Grazie, ma voglio vedere cosa succede in paese” dice il Castelli

“Staremo attenti, duttaur. E poi c’è mio zio a San Giorgio, sto tranquilla”.

Già c’è lo zio Marzocchi a San Giorgio, lo zio fascista, ma è suo zio.

Mimma riprende la bicicletta insieme a Virgilio. La bassa l’è buia di notte, 

“Soccia, an’s vadd gninta” sussurra il Castelli.

“Virgilio, sei in presenza di una signora!”

E continuano a pedalare, ridendo in silenzio,nella bassa, di notte.

Virgilio pedala.

Mimma pedala.

E mentre pedala, con l’aria fresca della notte di agosto sul viso di giovane donna Mimma è libera.

“Non si trova più la Mimma”

Le mani di Novella si fermano in aria, sulla piccola portatile su cui batteva il volantino.

Cestino, il commissario politico della 7 GAP non si è neanche seduto, se ne stà lì, fermo in mezzo alla stanza.

Fuori il sole picchia sul crocevia tra la madonna e il littoriale. Non si muove una mosca, nemmeno le cicale cantano nell’agosto del ’44.

“ Non si trova più, doveva andare ad un appuntamento e non è arrivata e questo vuol dire che l’hanno presa; e lo strano è che non sappiamo assolutamente nulla, né dove l’hanno presa, né dove l’hanno portata. Se avessimo solo un indizio potremmo tentare di aiutarla. Abbiamo cercato e chiesto, ma nessuno sa dove sia. Quelli che l’hanno presa sanno che è una preda troppo importante, per questo l’hanno nascosta»

La signorina Mimma, presa? – pensa Novella. E il suo pensiero va ai Bandiera, ai genitori e alla sorella, che abitano lì, al Meloncello.

Cara la Mimma, lei importante?

“C’è pericolo per voi?”

Pericolo? Tu non conosci la Mimma; no, lei non parlerà; ne siamo così certi che non abbiamo cambiato nulla


C’era una volta una bambina che abitava al Meloncello.

Abita proprio di fronte al Dall’Ara, con la torre di Maratona che svetta da una parte e dall’altra il lungo portico che scala il colle della Guardia, sò, sò fino a “San Lòcca”.

Ogni giorno, tornando da scuola, passa di fronte a una targa sul muro che racconta la storia di Irma Bandiera, la storia della via dove abita.

Un giorno di questi, la bambina si ferma e manda un bacino.

“A chi mandi il bacino?” chiede la nonna

Alla Mimma! Un cacciatore le ha trafitto il cuore con una freccia ma lei, lo sapete, ci ha regalato la libertà

Le immagini riportate nell’articolo sono del sito Storia e Memoria di Bologna