L’importanza della postura per i formatori

Vi è mai capitato quell’insegnate rigido, tronfio, che non vi fa mai sentire all’altezza?

Quel collega o capo che ordina, che non ascolta mai perché: “Le cose si fanno così!”?

Quell’allenatore che a 10 anni vi ha detto “Non potrai mai giocare in serie A”?

Norman Lloyd nei panni del Preside Nolan ne “L’attimo fuggente”

Riassumendo: vi è mai capitato, il preside Nolan?

Ne “L’attimo fuggente” il preside Nolan incarna, a mio parere, il non plus ultra del formatore che non forma, il barone universitario egocentrico il cui unico obiettivo è se stesso.

Cosa c’entra questo con il teatro applicato? Cosa c’entra la postura?

Quando parlo di postura intendo il nostro atteggiamento (in inglese la parola che rende meglio questo concetto è attitude) il modo in cui ci poniamo nei confronti delle persone con cui lavoriamo.

La postura del professor Nolan evidenzia i suoi obiettivi: mantenere lo status quo e, sopratutto, la propria posizione di potere.

La postura del professor Keating, è diametralmente opposta:

“Ho sempre pensato che educare volesse dire insegnare a pensare con la propria testa”

Il suo obiettivo sono i suoi alunni e modifica la propria postura in funzione del gruppo e dei singoli.

Negli anni ho imparato che è estremamente importante prendere tutto ciò che sappiamo, che abbiamo imparato e, come l’arte, metterla da parte: nel ruolo di formatori il nostro obiettivo primario sono gli allievi, non la materia che insegnamo, non la ricerca di conferme per noi stessi.

Quando ho cominciato a lavorare con i minori abusati, avevo in mente tutta una scaletta, perché “il teatro si fa così”, perché così me lo hanno insegnato.

Ma mi sono scontrata col fatto che i bambini non mi seguivano “come avevo pianificato” e ho dovuto mettere in discussione la mia scaletta, il mio modo di relazionarmi con loro, gli obiettivi da raggiungere.

E cosa rimane al formatore?

Concentrarsi sugli allievi non vuol dire annullarsi, anzitutto perché siamo parte integrante della relazione: il teatro è lo strumento, noi siamo coloro che lo attuano.

Al formatore rimane la possibilità di non smettere mai di imparare, apprendere, ascoltare, modificare i suoi piani ogni volta, improvvisare, cogliere l’attimo fuggente.

Un obiettivo personale potrebbe essere, ad esempio, quello di diventare come il professor Keating, o come quell’allenatore che ancora ricordate, perché oltre a prendere la palla vi ha insegnato a giocare di squadra; quel capo che sul lavoro vi ha dato la possibilità di esprimere le vostre risorse.

Mica poco come obiettivo personale?