Eschilo! Eschilo! Che qui dentro si Sofocle!

…attenzione che le scale sono Euripide…

e il capitombolo, temo, sarà tutto a svantaggio dei figli, condannati loro malgrado a pagare la “colpa” della separazione, l’incapacità dei genitori di concentrarsi sul benessere della prole ma piuttosto sulle loro lotte di potere, e quella di uno Stato che favoreggia con una legge, traumi e abusi sui minori e su donne vittime di violenza: il non plus ultra del machismo.

Le matrici di questa legge sono molteplici, ma ho tentato di interrogarmi sul pensiero che risiede dietro una legge che cancella decenni di studi sulle relazioni familiari, sui traumi infantili, sul diritto di famiglia.

Mi è tornato in mente un’episodio di un paio di anni fa e vorrei raccontarvelo:

Ero a pranzo da conoscenti, con me, la coppia ospitante e un loro amico.

Ci mettiamo a parlare di scuola (la coppia ospite insegna) e delle criticità che notiamo nei “giovani d’oggi”; porto l’esperienza del laboratorio per i minori abusati, dei laboratori teatrali a scuola e l’amico cinquantenne racconta delle sue difficoltà relazionali con la compagna, separata, madre di una figlia adolescente.

L’amico racconta che la ragazzina vuole un motorino, o uno smartphone, o un oggetto status symbol, niente di strano: da ragazzina volevo solo borse Mandarina Duck, mio fratello voleva solo Timberland, e i must del motorino erano la Vespa per i “fricchettoni” e l’Sh per i “fighetti”; ebbene l’amico se ne esce con questa frase:

“Ma cosa vuole ‘sta roba a fare, ne ha già abbastanza dal fatto di essere figlia di separati, sarà meglio che pensi a questo”

Credo che la mia faccia abbia fatto più o meno così…

Mi sono ricomposta e ho detto “Scusa ma cosa c’entra lei?”

E il problema è proprio questo: ma cosa c’entrano i figli se i genitori si separano?

Certo, uno – o più –  figli possono mettere in crisi la relazione di coppia, diventare genitori non è una passeggiata nel parco del Mulino Bianco, ma i figli non sono mai responsabili di una coppia che scoppia.

Eppure, nel 2018, ancora si pensa questo.

In questa legge si replica un pensiero di onnipotenza: io t’ho fatto e io ti disfo, e se il “noi” non esiste più, tu non puoi esistere, perché testimoni il mio fallimento, e allora la colpa ricade su di te.

Ovviamente è semplicistico, ovviamente non è l’unica risposta, ma è un meccanismo che vedo sempre nei nuclei con cui lavoro (che vivono, è vero, situazioni molto più complesse e traumatiche, ma esiste).

L’ho vissuto sulla mia pelle, nonostante la separazione dei miei genitori non sia stata “così” traumatica e, da adulta, ho provato a mettermi nei panni di una coppia che si separa, che magari non vuole avere più niente a che fare l’uno con l’altra, ma ha questa “cosa” che hanno fatto insieme che, volenti o nolenti, li legherà per sempre.

Ho vissuto (erano gli anni ’80) il piccolo “stigma sociale ” del: “i miei sono separati” – “Oh, poverina…”.

E se da adolescente, quando non volevo vedere mio padre perché io (non mia madre, la nonna o il cuggino “alienante”) ero arrabbiata con lui, mi avessero preso e messo in una “casa famiglia” per un programma di “recupero”, penso che sarei stata ancora più rancorosa.

Il DDL ha la presunzione di sostituirsi al potere di Zeus di Eschilo, con però l’effetto opposto: non quello di riappacificare, di portare giustizia, ma di complicare ulteriormente la vita delle persone.

E dire che l’Orestea è una bella trilogia tragicona già di per sé, ma niente, la realtà supera sempre la finzione…spesso in peggio.